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aumentano le aperture e calano le chiusure in provincia di Ravenna


Il rapporto della Camera di commercio sul primo trimestre 2025

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In provincia di Ravenna aumentano le aperture di nuove aziende e calano le chiusure. Lo affermano i dati di Movimprese sull’andamento della demografia delle imprese nel primo trimestre del 2025, elaborati dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara Ravenna sulla base del Registro delle imprese. Nel periodo preso in esame ci sono state 697 aperture (pari al 6,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2024) e 786 chiusure (lo 0,9% in meno dell’anno precedente), con un bilancio di poco negativo.

La flessione è stata tra le più contenute fra quelle rilevate nell’ultimo decennio, con un saldo tra aperture e chiusure che si attesta a -89 unità, pari a un tasso del -0,24%, a fronte del -0,15% dell’Emilia-Romagna e del -0,05% dell’Italia. Bene i servizi, mentre soffrono manifattura, commercio e agricoltura. Crescono le imprese più tecnologiche e si irrobustiscono le start-up innovative. A fine marzo 2025, lo stock complessivo delle imprese registrate in provincia di Ravenna si attesta sulle 36.376 unità.

L’indagine della Camera di commercio registra la crescita delle società di capitali (+0,31%), che si segnalano come l’unica forma giuridica d’impresa a chiudere il trimestre con un saldo positivo (+29 unità), mentre continuano a contrarsi le imprese individuali (-35), le società di persone (-67) e le altre forme (-16 unità). La forma giuridica preferita dagli imprenditori ravennati è, ancora oggi, l’impresa individuale, che corrisponde al 52,9%.

A livello settoriale, al netto delle cancellazioni d’ufficio, il dato più positivo arriva dai servizi alle imprese, che segnano complessivamente un saldo di +28 unità. Al suo interno emergono le performance dell’attività di noleggio, agenzie viaggio e servizi di supporto alle imprese (+29 imprese e +2,6% in termini relativi rispetto alla fine di dicembre scorso) e i servizi professionali, scientifici e tecnici (+11 unità e +0,8%), consolidando una tendenza di fondo che premia le attività ad alto contenuto intellettuale e di consulenza. Si sono distinte per un buon aumento della compagine imprenditoriale anche le attività finanziarie (+16 imprese, +2%).

L’edilizia, dopo la chiusura del capitolo dei superbonus, ha rallentano notevolmente il suo effetto trainante, ma continua ancora a fornire un contributo positivo con 4 aziende in più (con variazione percentuale trimestrale dello stock pari a +0,1%). Continua invece la flessione di comparti tradizionali come il commercio (39 imprese in meno, per una variazione dello stock di -0,5%), l’agricoltura (-75 imprese, -1,2%) e la manifattura (-22 imprese, -0,8%), a cui si accompagnano le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (-13 unità e -0,4%), logistica (-1, -0,1%), servizi ICT (-5,-0,8%), attività immobiliari (-7, -0,3%) e sanità (-7, -2%).

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Stabile il comparto artigiano (-0,04%), che registra 268 nuove attività a fronte di 272 cessazioni. Al suo interno, sostengono il comparto i settori dell’edilizia (+11 il saldo totale dello stock rispetto a fine 2024 e +0,3% la variazione percentuale trimestrale) e della logistica (+5 unità e +0,7%). Per i servizi alle imprese, emergono i contributi delle attività professionali e tecniche (+6, +3,7%) e dei servizi di supporto (+5, +1,2%); per i servizi alle persone, le attività artistiche e di intrattenimento (+3, +7%). In territorio negativo la manifattura (-15 imprese), le attività legate al turismo (-11 unità) e i servizi ICT (-6).

Crescono le imprese giovanili (+5,1%, corrispondente ad un saldo netto tra iscrizioni e cessazioni volontarie più che positivo e pari a +122 unità per le imprese capitanate da “under 35”) e le imprese straniere (+1,3% per un saldo pari a +61 unità); in calo le imprese femminili, con 33 attività in meno e un tasso trimestrale negativo pari a -0,4%, in miglioramento però rispetto al più pesante -0,86% conseguito nello stesso periodo del 2024.

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